pensiero di Stefano (maggio 2012>
Quest’anno con l’ avvicinarsi di Maggio, forse a causa di vari avvenimenti che negli ultimi mesi mi hanno fatto tornare con la mente all’infanzia, è riemerso il ricordo di quei momenti dolcissimi in cui le campane, con l’ Ave Maria, erano il segnale con cui iniziavo la corsa lungo la salitella che da via dei Corazzieri porta al cuore del Villaggio Giuliano, alla chiesa di San Marco Evangelista. Era il momento de “Il Fioretto”, un incontro pomeridiano per i bambini in chiesa, prima della messa, appuntamento che durava solo per il mese di Maggio; mese “speciale”, dedicato a Maria, e questo lo sapevamo bene, anche se piccoli. Durante “Il Fioretto”, il frate “dei bambini”, ci incontrava e ci faceva una breve e semplice catechesi. C’era poi sempre una piccola sorpresa ma come minimo poi si giocava, e quindi in un modo o nell’altro riuscivano a farci stare buoni almeno in chiesa anche se era ricolma di bambini… Ero piccolo… facevo le elementari e non capivo che i “preti” erano frati francescani, figurarsi se potevo immaginare che un giorno sarei diventato (almeno sulla carta) un “francescano secolare”… però, come dicevo prima, ho un ricordo dolcissimo di quei momenti, di come ci parlavano della Madonna che sentivo vicina e che mi ha poi accompagnato sempre, anche nei momenti in cui ero preso più dalle cose del mondo che dal Signore, era sempre li, silenziosa ma presente, che mi indicava la giusta via, con pazienza.
E’ strano come perché per tanti anni abbia dimenticato questo particolare e solo adesso mi torni alla mente, non come un ricordo ben delineato, ma come “sentimento”, come “esperienza” interiore. E ora, da adulto, con la mia storia personale, mi ci ritrovo tutto nella scuola di Maria che anche oggi continua a chiamarci e ad indicarci Gesù come nostro solo Salvatore.
Paolo VI disse una volta che se vogliamo essere veri cristiani, dobbiamo essere mariani perché è Maria, che ci apre la porta che ci conduce a Gesù. San Francesco poi ci indica come l’amore per Maria deve nascere dalla consapevolezza che Lei è la porta per cui Gesù è entrato nel mondo, e che come Gesù ha scelto la povertà per stare tra di noi (FF-Lettera ai fedeli).
In questo mese di Maggio, vorrei chiedere a Maria, di farmi sentire nel cuore quella gioia che provavo quando correvo verso “Il Fioretto” perché con quei sentimenti, forse Maria mi preparava ad accogliere e riconoscere Gesù, vera Gioia e vera Pace.
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La nostra regola
(di aprile 2012)
le Costituzioni Generali nell’art. 30.2 precisano come deve essere vissuta l’appartenenza alla Fraternità: “Il senso di corresponsabilità (dei fratelli) esige la presenza personale, la testimonianza, la preghiera, la collaborazione attiva secondo le possibilità di ciascuno, e gli eventuali impegni nell’animazione della Fraternità”. Ma ancora non basta: la corresponsabilità impegna tutti i suoi membri a prendersi cura del “benessere” umano e spirituale di ciascuno dei fratelli (CC. GG. art. 42.4): nessuno deve essere lasciato solo di fronte ai suoi problemi e alle sue difficoltà, ma nella Fraternità deve trovare aiuto (anche materiale), sostegno, conforto. In sostanza, vivere la propria professione e operare oggi nella Fraternità vuol dire prendere coscienza di alcuni punti fermi, quali: l’incontro con il fratello nella sua situazione concreta, l’accompagnamento della sua crescita umana, l’esperienza di preghiera nelle sue forme diversificate, l’educazione all’impegno per la costruzione del Regno (Reg. OFS n. 14). Incontrare, accompagnare, pregare, educare tutti verbi che mi indicano il cammino che dovrei fare con i fratelli e non solo della fraternità. Spesso mi rendo conto però che per me accompagnare ed educare sono due punti non facili da attuare come vorrebbe la mia professione. Che il Signore ci sostenga sempre affinchè il nostro cammino sia secondo la Sua volontà.
Pace Carla
pensiero di Carla (aprile 2012>
Come tutti sappiamo il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto un Anno della fede. Esso avrà inizio l’11 ottobre 2012, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Ciò mi ha fatto riflettere in questo periodo di quaresima sulla fede pasquale che specie noi francescani dovremmo sentire e desiderare.
La fede è un’esperienza di conversione. Pur nel dolore e nella prova quotidiana, il cristiano tiene lo sguardo fisso su Dio perché sa con certezza che “le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura” (Rm 8, 18). La Fede non è conoscenza scientifica di una verità. Non è adesione razionale ma è un atto d’amore. La gioia del cristiano non nasce dalle sue forze e da una vita superficiale ma nasce dal profondo del suo cuore, come dono, pur in mezzo alla fatica del vivere quotidiano. Il tempo di quaresima è un tempo che ci aiuta a riscoprire questa fede pasquale. E’ anche tempo che ci prepara alla settimana santa. Durante la quaresima siamo spesso invitati a tornare al Signore nostro Dio: è il tempo in cui Lo possiamo scoprire come una madre premurosa.
“La vita passa per la quaresima ma non finisce li. La Pasqua è la festa alla fine del cammino. Celebrare ogni anno la Pasqua del Signore, ricordare e rivivere i suoi gesti e le sue parole, è confessare la fede nella resurrezione di Cristo, è affermare e credere che Gesù ancora oggi possiede un valore e un significato per tutti noi” leggevamo in una veglia di preghiera per il giovedi santo di qualche tempo fa. Affermare quindi ogni anno nelle liturgie della Pasqua del Signore che “Cristo è risorto” significa gridare a tutta la creazione che” l’amore è più forte della morte” e che la fede è uno dei doni più belli che il Signore ci possa dare. Non per nulla cantiamo spesso: Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio niente gli manca. Niente ti turbi, niente ti spaventi: solo Dio basta.
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Pensiero di Annamaria– (marzo 2012)
Carissimi fratelli sento il bisogno di condividere con voi questa fase della mia vita. Come la maggior parte di voi sa, io ho sempre vissuto male la condizione di donna separata vedendo in essa anche il fallimento dei tanti desideri e sogni fatti in gioventù. Ora,non per mia volontà, sono arrivata al divorzio che si definirà il 6 aprile prossimo. Quando mi è stata comunicata la data dell’udienza, vedendo che è venerdì santo, sconfortata il mio primo pensiero è stato: “non poteva essere altrimenti, visto che ho sempre vissuto questa situazione come una croce!”. In seguito, pensando e riflettendo, mi sono fatta prendere dallo stupore ed ho ringraziato il Signore sia perché la mia paura che l’udienza potesse coincidere con la laurea di Ilaria è scongiurata, sia perché ho sentito la presenza di nostro Signore al mio fianco. Lui mi conosce, come conosce ognuno di noi, ha ascoltato le mie preghiere silenziose ed è stato come se volesse ricordarmi che anche Lui ha portato la croce, è caduto ma si è rialzato, morendo ha perdonato continuando ad amare chi lo aveva ucciso, per poi risorgere a vita eterna.
Una calma e una serenità speciale ha invaso il mio animo, non sono sola, ho Lui al mio fianco che mi sostiene e mi mostra la via. Come Lui è stato aiutato dal Cireneo lungo il cammino doloroso, così a me ha dato la grazia di avere dei fratelli per sostenermi nei momenti bui. Il fatto di non essere arrivata subito a tutto ciò, mi ha fatto riflettere che spesso ci lasciamo prendere dalle vicende negative e non apriamo la porta del cuore a Lui che ci consola, non ascoltandolo. Mi risulta difficile esprimere a parole tutto quello che mi è passato nella mente, ma voglio farvi e farmi un augurio: che ognuno di noi possa essere per l’altro come il Cireneo che ha aiutato nostro Signore a portare la croce affiancandolo lungo un tratto di strada, pur non sottraendolo al proprio destino. Nella e con la pace del Signore, auguro a tutti noi un buon cammino di Quaresima.
Annamaria M.
La nostra regola
(di marzo 2012)
La quaresima è il tempo del ritrovamento della propria verità e autenticità ancor prima che tempo di penitenza: non è un tempo in cui “fare” qualche particolare opera di carità o di mortificazione, ma è un tempo per ritrovare la verità del proprio essere. Del resto Gesù stesso dice”anche gli ipocrtiti digiunano”. Proprio per questo occorre unificare la vita davanti a Dio e ordinare il fine e i mezzi della vita cristiana, senza confonderli. In questo Francesco è il nostro maestro, lui che faceva più quaresime in un anno, perchè solo mettendosi più intensamente a confronto con se stessi e con la Parola, il cristiano può mostrare il Vangelo vissuto, fatto carne e vita. Quando accogliamo le ceneri ricordiamoci che il peso dei nostri peccati, consumati dalla misericordia di Dio è “poco peso” e rallegriamoci nella gioia Pasquale. marzo 2012 — Loredana
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La nostra regola
(di gennaio 2012)
Anche questo spazio che grava quasi sempre su Loredana era stato pensato come uno spazio nel quale dovremmo approfittare per parlare di come noi viviamo il nostro rapporto con la Regola che nessuno ci ha imposto ma che abbiamo scelto, liberamente il giorno della professione.
Per questo nuovo anno, cerchiamo di pensare alla nostra Regola, a cosa significa per noi, che valore ha quello che i nostri fratelli e sorelle hanno messo sulla carta, per aiutarci nella sequela di Cristo nello stile francescano e che la Chiesa ha confermato. Stile francescano (secondo me), non “stile di Francesco”, quello è per pochi, ma che, grazie a Dio, ancora ci sono.
La Regola è un qualcosa che ci libera e che ci responsabilizza come cristiani autentici, che si impegnano a vivere il Vangelo, con umiltà e sincerità. Siamo tra di noi, non dobbiamo necessariamente svelare i nostri personali misteri, ma semplicemente condividere qualche pensiero tra sorelle e fratelli, da francescani.
Buon Anno nella nostra “Regola”. Stefano
PENSIERO FRANCESCANO
Orlando ci invita a leggere questo passaggio di un articolo apparso sul periodico MESSAGGERO CAPPUCCINO e che ha catturato la sua attenzione; ci sente un forte richiamo a noi francescani e a tutti i cristiani:
Fra i celebri detti dei Padri del deserto che arricchiscono la storia della spiritualità cristiana, ve ne è uno che credo faccia al caso nostro:
«Un giovane monaco andò un giorno a trovare un vecchio monaco carico di anni e di esperienza e gli disse: “Padre mio, spiegami come mai tanti vengono alla vita monastica e tanto pochi perseverano, tanti tornano indietro”. Il monaco rispose: “Vedi, succede come quando un cane ha visto la lepre. Si mette a correre dietro la lepre e abbaia forte. Altri cani sentono il cane che abbaia correndo dietro la lepre e anch’essi si mettono a correre: sono in tanti che corrono insieme, abbaiano, però uno solo ha visto la lepre, uno solo la segue con gli occhi. E a un certo punto uno dopo l’altro, tutti quelli che non hanno veramente visto la lepre e corrono solo perchè uno l’ha vista, si stancano, si sfiancano. Colui che invece ha fissato gli occhi sulla meta in maniera personale, arriva fino in fondo e acchiappa la lepre”. E diceva: “Vedi, ai monaci accade così. Soltanto quelli che hanno fissato gli occhi veramente sulla persona di Gesù Cristo nostro Signore crocifisso, arrivano fino in fondo”»
Non è così anche per noi francescani!
pensiero di novembre 2011
Una Regola per i francescani di oggi o un consiglio per tutti !!
Da Marilena per la Fraternità:
SII OTTIMISTA
Sii ottimista sempre, fratello.
Non vedere solo il male: c’ è il bene!
Non credere solo alle tenebre: c’ è il sole!
Non temere solo la tempesta: c’ è anche la calma!
Le tenebre si cambiano in luce;
l’uragano si placa in bonaccia;
dal male Dio produce anche il bene.
Credilo!
Abbi fiducia in tutti: nel Padre che è in cielo,
nei fratelli qui in terra, e anche in te, credi, fratello.
Il Cristianesimo è questo:
ottimismo ad ogni costo, sempre!
Le persone pessimiste e tristi
sono un disagio per ogni comunità.
Bisogna compensare il loro danno,
sviluppando in noi la gioia.
Semina gioia chi evidenzia più il bene
che il male degli altri,
gli aspetti buoni, anzichè i difetti.
La nostra regola
In che modo noi francescani secolari possiamo annunciare il Vangelo OGGI?
Si annuncia il Vangelo con una vita sobria, con una solidarietà sincera, con la giustizia che onora la dignità personale di tutti, con il coraggio di scelte profetiche.
Innanzitutto, quindi, una testimonianza personale della verità di Gesù Cristo e della bellezza della fede in una società che è in cerca di speranza. Vivere la Regola, cioè il Vangelo nella vita quotidiana significa dare il nostro contributo a costruire una Chiesa trasparente, che sia madre e maestra, comprensiva ed esigente, pronta solo a servire e non a conquistare.
Loredana, per la fraternità
Parla il capo:

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
In questo mese di novembre il Signore ci offre una nuova opportunità: condividere con altre fraternità il corso di formazione regionale. Il primo ap-puntamento ci offre una riflessione sull’amore che dobbiamo sentire “per un uomo perché è solo un uomo”. Ascoltare, riflettere, meditare, perché
tutto ciò possa diventare in noi testimonianza di vita.
Pace e bene. Iolanda
Il 17 Settembre ci siamo ritrovati nella nostra Chiesa “Santa Giovanna Antida”, con molte altre fraterntà francescane, come è già accaduto pochi mesi fa ad Acilia. E’ bello renderci conto che siamo tanti fratelli che percorriamo lo stesso cammino in letizia.
Questa volta la nostra guida è Padre Annibale che ci invita a pregare il Signore per approfondire il Vangelo con il cuore e gli occhi di Francesco che aveva messo al centro della sua vita Gesù. Ed è importante e necessario che anche noi scopriamo l’ Umanità di Gesù e comprenderemo sempre più come Egli ci ama anche con i nostri difetti e le nostre cadute. Tutta la sua vita è vissuta per il nostro bene e portarci nella sua gloria. E noi abbiamo meditato sull’umanità di Cristo, conosciamo le sue lacrime, le sue amicizie, le sue delusioni e l’ansia per l’avvicinarsi della sua crocifissione e morte?
Come noi ha avuto atteggiamenti, emozioni e sofferenze umane, ed ha affascinato Francesco considerando come Gesù è stato sempre generoso con il prossimo, che ha cercato di salvarlo ed altrettanto nella sua breve vita ha compiuto il santo di Assisi. Cerchiamo di studiare i tratti umani di Gesù e comprenderemo come trattare il prossimo, avvicinarlo e renderlo più consapevole. Francesco vieni in nostro aiuto.
Luciana
La nostra regola
Noi francescani secolari abbiamo professato la semplicità come STILE di VITA e allora dovremmo essere come le erbe aromatiche : PROFUMATE; UTILI; VITALI; DISCRETE.
Come la natura, il creato che si offre, anche noi con semplicità dovremmo “offrirci” nella vita quotidiane come semplici presenze discrete, ma essenziali, perché il Profumo di Cristo, che dà SAPORE alla nostra esistenza si possa diffondere ovunque per mezzo nostro, in questo modo rendiamo concreto quanto abbiamo professato: offrire al Signore la nostra vita.
Loredana, per la fraternità
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ottobre 2011
parla il capo
Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,
abbiamo vissuto la festa delle stimmate di San Francesco con gioia ed abbiamo ringraziato il Signore per il dono della nostra vocazione insieme ad altre otto fraternita’.
Ora continuiamo il nostro cammino cercando solo il bene dei nostri fratelli, lavorando con umilta’, semplicita’ ed entusiasmo.
Pace e bene
Iolanda
Pensiero di ottobre 2011
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio,
concedi a noi miseri di fare, per te stesso,
ciò che sappiamo che tu vuoi,
e di volere sempre ciò che a te piace,
affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati
e accesi dal fuoco dello Spirito Santo,
possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto,
il Signore nostro Gesù Cristo,
e, con l’aiuto della tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo,
che nella Trinità perfetta e nella Unità semplice
vivi e regni e sei glorificato,
Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen (FF 233)
E’ con questa preghiera di Francesco che sento di iniziare questo nuovo anno in fraternità. Tutti sappiamo che La Fraternità è il luogo dove matura e cresce la vocazione per costruire “il Regno di Dio” in un mondo in cui è possibile essere fratelli di tutti gli uomini operando “scelte coraggiose” e nuovi “stili di vita” con lo stesso vigore dei “primi fratelli“ che rifiutarono l’uso delle armi; che promossero o crearono le prime farmacie; che costituirono i Monti di pietà per aiutare i piccoli imprenditori, etc.
In questo momento di così grande instabilità economica e sociale sento che è ora di aprire gli occhi del cuore e della fede alla misericordia di Dio e riprendere il “grembiule del servizio”contando solo sul Suo sostegno. Tutti noi siamo chiamati ad essere testimoni e strumenti annunciando Cristo con la vita e la parola, secondo la condizione propria di ciascuno. E’ per questo che chiedo fortemente al Signore, Dio di misericordia, di rendere il mio cuore sempre più attento alle necessità materiali e spirituali di chi mi circonda e di aiutarmi ad impegnarmi si ma solo dopo aver “perso del tempo” con Lui così da poter fare esclusivamente la Sua volontà. Buon cammino a tutti.
Carla
La nostra Regola
Il primo appuntamento, dopo l’estate, è stato il 17 settembre, ”stimmate di San Francesco”: incontro con il Padre e con i fratelli.
Quel giorno entrando nella sala Giovanni Paolo II per la riflessione comunitaria di Padre Annibale, ognuno di noi ha preso un rametto di erbe aromatiche.
Un tempo nei conventi e monasteri queste erbe si coltivavano in uno spazio che veniva chiamato: il GIARDINO DEI SEMPLICI.
Ogni fraternità ha preso un tipo di erba aromatica, perché l’identità locale non si deve disperdere, ma davanti al Signore tutti abbiamo messo i diversi rametti in un unico cesto, perché davanti a Lui vogliamo impegnarci ad essere un solo GIARDINO.
Questa è la nostra sfida, sta a ciascuno di noi accoglierla nella propria vita.
Loredana
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di Luglio 2011
Parla il capo
Siamo arrivati all’ultimo periodo del nostro cammino annuale che ci ha visto insieme in momenti forti e di grande fraternità. Il Signore ci ha donato molteplici opportunità per ascoltare,per pregare insieme, per testimoniare, per sentirci tutti fratelli che camminano verso la stessa meta mettendo a disposizione ciò che ognuno di noi possiede.
Grazie fratelli e sorelle per il sostegno che sapete sempre dare , dicendo “SI” con umiltà e gioia, ad ogni necessità. Resti sempre in noi la capacità di affidarci completamente al Signore e di vivere nella pace ogni giorno della nostra vita.
Un abbraccio ad ognuno di voi.
Pace e bene.
Iolanda
“Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil. 2, 6-8).
Questo versetto della lettera ai Filippesi è molto importante, perché ci troviamo di fronte a uno dei primi tentativi che la comunità cristiana ha fatto per capire il mistero del Cristo nella sua preesistenza […] Il Cristo già esistente come Dio, a un certo punto spogliò se stesso, si svuotò della gloria che aveva nella comunione con il Padre divenendo simile agli uomini, cioè facendosi uomo. È il mistero dell’incarnazione che rimarrà sempre impenetrabile alla nostra conoscenza.Infatti, che Dio abbia potuto farsi uomo lo possiamo dire in mille modi, ma comprendere le profondità di questo mistero sarà sempre impossibile alla mente umana. […] La spoliazione di Cristo non si è attuato soltanto nel farsi uomo, ma nel prendere poi tra gli uomini l’ultimo posto. [...] tutta questa è un’umiliazione che legata alla sua obbedienza al Padre, un’obbedienza radicale che si sottomette totalmente alla volontà del Padre. Rovesciando radicalmente la scelta originaria dell’uomo, l’obbedienza nella morte procura la vita. […] A questo punto ogni cristiano deve rendersi conto che soltanto attraverso la partecipazione al mistero di obbedienza della morte del Cristo può avere la glorificazione. […] Nel lontano medioevo tra la fine del 1205 e l’inizio del 1206, il giovane Francesco si aggirava per le vie di Assisi inquieta e pensosa. […] le feste della gioventù assisana servivano ormai a fargli toccare con mano il “vuoto”. E mentre cercava la sua via, nell’animo generoso, sensibile al bisogno degli altri, aveva cominciato a sperimentare la parola di Gesù: “V’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20, 35). Quell’Amore che si china, che serve e che spoglia ha influsso la sua vita. È l’ora della conversione, è l’ora della rinuncia, rinunciare le sue ambizioni e i suoi sogni e disprezzare ciò che prima aveva ammirato e disprezzato. Si tratta del “no” al suo passato e progettare il suo futuro. Ha rinunciato a diventare un cavaliere[…] Nudo e indifeso, rinuncia a ogni possesso e a ogni potere nel suo essere. […] Ed è proprio questa libertà dell’essenziale che lo avvicina a tutti e lo rende inquietante per tutti! Il giovane Francesco, pur essendo appena agli inizi della sua conversione, ha imparato a non rimanere ripiegato su se stesso e sul proprio io, ma ad alzare lo sguardo per fissarlo in Dio. […] Perciò si mette con fiducia e verità davanti a quel Crocifisso e prega: “Illumina le tenebre de lo core mio”. […] San Francesco si mette alla scuola di Gesù Crocifisso e impara l’umiltà. È opportuno anche per noi ad andare alla scuola di Cristo, seguendo l’esempio di San Francesco a imparare l’umiltà, la vita sobria che la nostra società ha bisogno oggi. Mettere davanti al crocifisso la nuda verità che noi siamo, e consapevole che non saremo in grado di superare l’oscurità in cui si trova senza la luce chiediamo l’aiuto del nostro umile Maestro, Gesù seguendo l’esempio di San Francesco d’Assisi: “Illumina le tenebre del cuore mio, dammi fede retta, certa speranza, carità perfetta, umiltà profonda!” Fr. Jackobus
(estratto da un articolo del giornalino del Santuario di Longiano)
La nostra Regola
Siamo alla fine dell’anno sociale, un altro anno passato insieme, camminando sulle orme di Francesco; forse abbiamo fatto passi timidi e incerti, ma di sicuro siamo consapevoli che il VANGELO è la nostra Regola assoluta, che ci interroga e ci sostiene.
E siccome abbiamo liberamente scelto di vivere in fraternità, non ci sentiamo sballottati come canne al vento, e con il Vangelo in mano abbiamo avuto e avremo cura dei fratelli, perchè essi sono per noi la REGOLA VIVENTE, in essi parla Cristo ogni volta che non vediamo chiaro o non sappiamo rispondere con GIOIA all’appello del Vangelo.
Questo dobbiamo sempre tenere presente, perchè questo è il CUORE della nostra REGOLA.
Loredana, per la fraternità
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Carissimi fratelli e sorelle,
Il Signore vi dia la Sua pace !Ringraziamo insieme il Signore per averci donato ancora un tempo di grazia, per avere sperimentato il suo amore e la sua presenza anche nei momenti di buio che abbiamo vissuto.
di maggio
Carissimi fratelli e sorelle,
abbiamo vissuto un periodo di riflessione e di grazia che certamente ci dà nuova forza, grande speranza ed amore grato per il Signore morto e risorto per noi.
Possiamo vedere Cristo nel volto dei fratelli che il Signore ci mette accanto ogni giorno ed amarli di un amore gratuito.
Pace e bene.
Iolanda
Marzo e Aprile per la nostra fraternità sono stati mesi che hanno portato momenti forti di incontro con fratelli e sorelle dell’OFS. Il 19 marzo il primo incontro zonale che ha visto 70 francescani unirsi per passare una giornata di fraternità riflettendo sul senso di appartenenza con padre Domenico Lassandro. Il 3 aprile il primo convegno regionale dell’OFS Lazio su coscienza, dialogo e accoglienza con una presenza di 500 francescani. Due momenti che hanno avuto un punto in comune: l’accorgersi che esiste un OFS che ha voglia di incontrarsi, di condividere il carisma per crescere e impegnarsi poiché crede nell’amore. In uno degli incontri preparatori del convegno con il consiglio regionale Roberto, un consigliere, ci ha fatto conoscere una vecchia preghiera del terziario che penso riepiloghi un po’ tutto quello che abbiamo vissuto e conoscerla non può far altro che far bene a tutti noi, in quanto potrebbe essere stimolo di riflessione anche nei nostri momenti di Adorazione.
Signore fa che ci impegniamo noi e non gli altri
Unicamente noi e non gli altri.
Ci impegniamo senza pretendere che altri si impegnino con noi,
come noi e in altro modo.
Ci impegniamo senza giudicare chi non si impegna,
senza cercare perché non si impegna,
Sappiamo di non poter nulla su alcuno né vogliamo forzare la mano ad alcuno,
sicuri come siamo del libero movimento dello Spirito
Il mondo si muove se noi ci muoviamo,
si fa nuovo se ciascuno si fa nuova creatura,
L’Ordine diventa nuovo se ciascuno si sforza
di divenire un uomo nuovo.
Ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo, ma per amarlo.
Per amare anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore c’è, insieme ad una grande sete d’amore,
il volto e il cuore dell’Amore.
Ci impegniamo perché noi crediamo all’Amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perdutamente.
Pace e bene Carla
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La nostra regola
In uno delle visite fraterne che il mio servizio di consigliere regionale richiede abbiamo affrontato il tema della fraternità poiché la ministra giovane appena eletta aveva nel cuore di comprendere alcune sorelle anziane che ritenevano che lo stare insieme doveva essere solo per pregare.
Ricordo una bellissima definizione dell’Ofs che diede padre John Corriveau, ex generale dei cappuccini e così ho esordito con questa:“La fraternità francescana secolare deve essere punto di riferimento visibile e accogliente per i poveri e per chi cerca Dio.” La fraternità quindi intesa sia come stile di approccio nei confronti della vita e delle relazioni, sia come luogo di aggregazione di fratelli. E così riflettendo ad uno ad uno su queste parole è emerso che in fondo ognuno ha compreso che la fraternità è una palestra di umanità, dove la santità del fratello passa attraverso la condivisione della Parola ed il dialogo fraterno. Dove si trascorre del tempo insieme non solo per pregare, ma anche per condividere momenti lieti e tristi che una vita vera riserva.Perché il Signore ci vuole insieme in questa partita e la santità di uno dipende dalla santità dell’altro, altrimenti che senso avrebbe lo stare insieme? Eppure facciamo in modo di dimenticarlo poiché così è più facile tacitare le nostre coscienze.
Francesco aveva ben chiaro questo concetto e su di esso ha fondato il suo Ordine, la sua “religione”. Le nostre CC GG recitano: La Fraternità OFS trova la sua origine nell’ispirazione di San Francesco d’Assisi, cui l’Altissimo rivelò la essenzialità evangelica della vita in comunione fraterna. (CCGG. 28.1) ma in particolare l’art 5 della Regola dice “I francescani secolari, quindi, ricerchino la persona vivente e operante di Cristo nei fratelli, nella sacra Scrittura, nella Chiesa e nelle azioni liturgiche.(…)”
È molto interessante che la nostra regola ponga nei fratelli la prima risorsa dove cercare la presenza viva di Cristo; viceversa l’ultimo luogo sembra proprio essere l’azione liturgica. Eppure in molte fraternità il solo modo di incontrarsi pare ancora essere le celebrazioni.
Pace e bene Carla
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di Aprile
Parla il capo:
Carissimi fratelli e sorelle,
Stiamo vivendo un momento di preghiera, di riflessione personale e fraterna!
Fa, o Signore che nella nostra fatica quotidiana non lasciamo passare inutilmente il dramma della Tua passione redentrice!
La Tua Pasqua sia Signore la nostra pasqua!
La pace del Signore sia con tutti noi.
Iolanda
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Lo sterco dell’ asino
Il ruolo dell’oro e del denaro nella vita degli uomini fu considerato, nel corso dei secoli in modo molto diverso e vario. A tale proposito frate Tommaso da Celano scrisse nel 1246-47, un episodio della vita di Francesco d’Assisi che ci fa comprendere quanto non considerasse nulla per lui il denaro in quanto era la povertà il suo pensiero costante. Un giorno un fraticello vide una moneta lasciata da un fedele e la volle prendere in mano per osservarla da vicino. Francesco che voleva far comprendere quanto quel denaro non dovesse essere considerato, tanto da chiamarlo “sterco dell’ asino”, volle dare ai suoi confratelli una lezione ed obbligò il fraticello a tenere tra i denti la moneta, uscire dal convento per depositarla su uno sterco d’ un asino. Voleva così dimostrare a tutti l’umiltà e la non importanza del denaro. Ed infatti per altri due secoli i frati Francescani furono chiamati Minori é vivevano di penitenza ed elemosina, combattendo i mali del denaro, il benessere sfrenato e sedi sfarzose.
Ed oggi come vivono i frati Francescani?
Non certo di carità ma percorrendo una strada dedicata allo studio, ai fratelli, per vivere il senso della vita secondo la missione francescana.
Luciana
….di Stefano:
La nostra regola
L’altra sera stato rileggendo la conclusione del Capitolo della Regola:
“La presente Regola, dopo il Memoriale propositi (1221) e dopo le Regole approvate dai Sommi Pontefici Nicolò IV e Leone XIII, adatta l’Ordine Francescano Secolare alle esigenze ed attese della santa Chiesa nelle mutate condizioni dei tempi. La sua interpretazione spetta alla Santa Sede e l’applicazione sarà fatta dalle Costituzioni Generali e da Statuti particolari.“
Quindi la Regola l’Ordine Francescano Secolare alle ed attese della Chiesa nelle condizioni dei tempi. Allora la finalità dell’ OFS sia quella di “” alle esigenze ed attese della Chiesa quasi spostando l’orizzonte…. dal “francescano secolare” come persona, all’ “Ordine Francescano Secolare” come entità della Chiesa? Nel paragrafo precedente (n.d.r. VLR-10), il soggetto era il “secolare”, spinto “dSpirito a raggiungere la perfezione della carità nel proprio stato secolare [...] maniera di S. Francesco”. .. Qualcosa non mi tornava …
Probabilmente è un po’ la mia lentezza a collegare tutti i circuiti o forse perché in questo Primo Capitolo si buttano le basi su cui si costruisce il resto, ma in effetti mi sembra con l’esempio di san Francesco. L’obbedienza alla Chiesa, obbedienza che puo’ sembrare a volte “cieca“, è sicuramente una delle caratteristiche del Francesco dopo la conversione. Il suo è stato un cammino complicato, fatto di illusioni, delusioni, scoperte, sofferenze, malattia (mi riferisco a quella dopo la prigionia), ricerca, incontro con il Divino … ma alla fine, il Francesco “compiuto” come uomo e come frate, era un religioso che metteva il servizio alla Chiesa e ai suoi Ministri al centro della sua relazione con essa. Certamente il centro della sua vita era Cristo, ma questa sua unione con il Signore faceva si che ogni sua azione fosse nella Chiesa e per la Chiesa.
Questo è quello che ho pensato … avrò scritto delle imprecisioni e dimenticato di certo altri aspetti importanti, ma in ogni caso lo volevo condividere in semplicità con voi. Pace e Bene!
stefano, per la fraternità
da news di marzo 2011
Carissimi fratelli e sorelle,
La grazia del Signore non ci abbandona mai !
Forti di questa certezza abbiamo vissuto un incontro di preghiera e di ringraziamento per l’ammissione in fraternità di alcune sorelle che iniziano il loro cammino di discernimento.
Preghiamo per loro e per noi, preghiamo il Signore di aiutarci ogni giorno a compiere la sua volontà ed a chiedere come S. Francesco “ Signore, che cosa vuoi che io faccia? “
Pace e bene!
Iolanda
Di Fiorella:
Partecipare al corso di MINISTRO STRAORDINARIO DELLA COMUNIONE, mi ha dato modo di fare una riflessione.
Non potrò mai capire il disegno che Dio ha per ciascuno di noi, ma di una cosa sono certa, tutto ha un senso.
Oggi nel mio cuore c’è la gioia che ha spazzato via il dolore, quella gioia che solo Dio attraverso gli altri ci può dare, perché noi viviamo nel suo respiro.
Ho seguito questo corso con molto entusiasmo consapevole del grande dono che ho ricevuto, essere piccola al sevizio degli altri, portare la Comunione! Questo è il pensiero che mi rende felice, essere vicino a chi è nella sofferenza, il mistero che l’uomo non è in grado di capire fino in fondo. Quando amiamo una persona sofferente non badiamo a quanto tempo passiamo con lei perché soffriamo per lei.
Ringrazio Dio e con grande umiltà prego lo Spirito Santo che mi accompagni sempre nel testimoniare l’amore ai fratelli sofferenti.
Fiorella
Di Marilena:
La nostra piccola, grande sorella Fiorella ha ricevuto una grazia. Ha avuto il “Mandato di Ministro straordinario per la Comunione”. Fiorella può portare la Comunione a “domicilio”: cioè a chi non può andare in Chiesa, per ricevere Gesù, per vari motivi ( o malattia o anzianità). E’ un grande dono, perché lei può stringere tra le sue mani “Gesù”, prima di donarlo agli altri.
E’ una sorella meravigliosa, esempio di umiltà e di grande amore per il Signore e per il prossimo.
Quanta emozione e comozione in lei, ed in noi, che abbiamo partecipato alla Cerimonia del mandato, nella sua nuova e bellissima Parrocchia.
Brava Fiorella! Noi tutti della Fraternità siamo felici e orgogliosi di avere una sorella come te.
Il Signore ti benedica! E ti dia Pace!
Con affetto
Marilena
La nostra regola
In un momento in cui una serie di circostanze rendono la mia quotidinità particolarmente impegnativa in termini di tempo ed energie, vorrei condividere i sentimenti che sto vivendo come conseguenza di questo periodo, rispetto alla mia scelta di vita da “francescano secolare”.
Scelta che, sono convinto, non sia stata mia ma indicatami dal Padre, attraverso gli avvenimenti della mia storia personale. La riflessione nasce perché nelle ultime settimane ho perso alcuni appuntamenti fraterni per me importanti, in particolare un ritiro e un mercoledì in cui alcune sorelle ci veniva ad incontrare come fraternità, “più da vicino”. Ci ricorda un autore le parole di Abramo: “Non per caso, non per niente…” e di questo ne sono convinto perché l’ho toccato con mano. Naturalmente non ne sono convinto solo io ma la differenza è casomai nella prospettiva o interpretazione che si possono dare a questi avvenimenti, in definitiva, alla nostra libertà e all’uso che ne facciamo, libertà nell’agire ma anche nel giudicare, dono del Padre anche la libertà.
Quello che quindi conta secondo me è come vivo questa realtà particolare, parlo per me ma penso valga per tutti, se la vivo nella pace o nell’ inquietudine. Dico questo in questo spazio, perché rifletto sul Cap.1.2 della Regola, dove si fa riferimento al “proprio stato secolare”, che è diverso per ognuno di noi e che secondo me dobbiamo saper accettare con carità verso noi stessi, ma anche verso il nostro prossimo. Mentre è sicuramente vero che la Fraternità non può esistere in funzione delle “nostre esigenze”, è anche vero il contrario, ovvero che, proprio perche’ abbiamo un “proprio stato secolare”, non possiamo prescindere da questo, altrimenti avremmo scelto un’altra forma di vita. Sempre a mio giudizio, che non vuole essere verità ma “condivisione fraterna”, la verità e nel saper scegliere con equilibrio e nella preghiera cosa sia “meglio”, non dico “giusto”, ma “meglio”, fare in quel momento senza perdere di vista il nostro carisma per cui la vita fraterna ha un suo specifico spazio e importanza, appunto la Fraternità, fatta di persone per cui dobbiamo avere rispetto, comprensione, sostegno perchè questo equilibrio sia mantenuto nella libertà, nella carità, perché l’equilibrio è uno stato di fragilità per sua stessa definizione.
Credo che la meta non sia la Fraternità che é però uno strumento per raggiungerla, la meta é “raggiungere la perfezione della carità”, ancora il Cap.1.2, e il resto …verrà da solo…
stefano, per la fraternità